• Federica Cosentino

Il simbolo della soglia nel mondo celtico

Aggiornato il: mar 5




La soglia, il limes, il limite, ciò che non è più ma non è ancora. Questo è uno degli argomenti più interessanti del mondo celtico e i celti l’hanno inserito talmente nel profondo nella propria vita che c’è moltissimo da dire.


La concezione del tempo


Per i celti la notte precedeva il giorno e quindi il nuovo giorno iniziava a quello che per noi è il tramonto di quello prima. Proprio per questo motivo, ancora oggi, le festività celtiche iniziano al tramonto del giorno precedente.

La stagione fredda precedeva quella estiva. Infatti, l’inizio del nuovo anno per loro era Samhain, la fine del momento luminoso e l’inizio di quello oscuro.

Addirittura, la vita umana procedeva dal buio, gli inferi, il primo mondo, da cui i celti dicevano di essere stati creati, per arrivare al mondo di mezzo, il nostro, dove vivono gli uomini mortali, e trovarsi infine nel mondo di sopra, il luogo degli dèi, quello luminoso.

Per questi motivi, il tramonto, l’alba, la notte di Samhain, il confine tra i tre mondi, sono considerati in modo particolare. Sono soglie, luoghi non luoghi in cui tutto può accadere.

Il tempo per i celti era un cerchio di continua morte e rinascita. Una spirale in cui ad ogni nuovo giro si procedeva su un livello superiore, una continua evoluzione dalle tenebre alla luce.

Questo lascia spazio anche ad un concetto interessante: la morte precede la vita. Noi deriviamo dalla morte, dal non esistere corporalmente, per poi vivere nove mesi nel buio più completo e tornare in vita, alla luce. Ma per ritornare alla luce bisogna che prima del buio ci sia stata un’altra luce, un’altra vita, un altro corpo.


La dualità


Nel mondo antico il tempo non era considerato lineare, come per noi, ma circolare. Da sempre le popolazioni hanno descritto il mondo in base a cosa vedevano succedere nella natura. Una pianta nasce, cresce, da i suoi frutti, muore e rinasce l’anno successivo. Allo stesso modo il mondo inizia a Samhain, finisce a Samhain e ricomincia a Samhain. In poche parole, è circolare.

Per i celti però c’era un’implicazione in più. Ogni circolarità era anche duale. Possedeva cioè, al suo interno una parte luminosa ed una parte oscura. L’anno era diviso in 6 mesi di luce e 6 mesi oscuri. Il giorno era diviso in una parte di luce ed una di buio. Anche uno stesso mese era diviso in due. Due settimane legate alla Luna piena (luce) e due legate alla Luna nuova (buio).



Il giorno e la notte – il tramonto e l’alba


La notte precedeva il giorno e questo rendeva il tramonto la soglia al nuovo giorno. L’alba, invece, aveva importanza in quanto cambiamento da uno stato, il buio, ad un altro, la luce. Questi due momenti non erano solo soglie, transizioni, momenti di passaggio, ma si può dire che fossero quasi due mondi separati, che si scioglievano l’uno nell’altro in continuazione.

Un mito bellissimo che racconta proprio dell’importanza del giorno e della notte è quello di Óengus Óc, uno dei Tuatha de Danann, figlio del Dagda e della Dea Bóann.

Il Dagda risiedeva nel Brúg na Bóinne (oggi Newgrange), che si trova nella valle del fiume Boyne, in Irlanda. Óengus Óc chiese al padre di prestargli la propria dimora per un giorno e una notte, ma si rifiutò poi di restituirgliela. Affermò, infatti, che avendogliela prestata per un giorno e una notte, il Dagda gliela avesse concessa per sempre, poiché «è in un giorno e in una notte che si consuma il mondo».


Samhain e la soglia dell’anno


L’anno finiva ed incominciava nello stesso momento, nella notte di Samhain. Questo giorno, il 1° Novembre, segnava la fine dell’anno precedente e l’inizio di quello nuovo. Per questo motivo la notte del 31 Ottobre era un non tempo, un momento di passaggio, di soglia, dove il velo si alzava.


Le grandi pietre e i luoghi di potere


Da tutto il corpus di leggende celtiche emerge sempre un tema: il ruolo importante, la magia ed il potere di alcuni luoghi e di alcune pietre, considerati sacri. Questo potere aumenta con l’avvicinarsi ad alcuni momenti dell’anno maggiormente importanti astronomicamente, le feste della ruota dell’anno.

Il fattore comune nelle leggende è sempre la fusione, il mischiarsi continuo tra il mondo dei mortali e il mondo Altro, il sidhe. I due si fondono e si allontanano, seguendo un ciclo dettato dai giorni importanti, dalle feste che corrono nell’anno. Questo rende alcuni luoghi, quelli di accesso all’Altromondo, estremamente importanti. Le pietre erette, i menhir, i dolmen, i cerchi di pietre, i tumuli, costruzioni di un popolo precedente ai celti e poi utilizzati anche da loro, diventano la soglia tra i due mondi, il luogo di incontro dove umani e gli altri essere, Dei, spiriti, piccolo popolo, possono oltrepassare il velo per giungere dall’altra parte.


La nebbia


Ritroviamo spesso la nebbia nelle leggende e, anche oggi, essa rimane ancorata al significato importante che aveva per questa antica popolazione. Basti pensare al libro le nebbie di Avalon, dove essa ha un ruolo importantissimo.

La nebbia, infatti, non è né aria né pioggia. Essa fa vedere ma non fa vedere tutto. Intrappola ma lascia andare. Per questo motivo è considerata soglia, protezione e potere. Si dice che i druidi, grazie alla geomanzia, il potere della terra, sapessero formare la nebbia per difendersi dagli invasori. Si dice anche che essa venisse prodotta dai druidi con l’utilizzo del sorbo rosso.

La nebbia è anche uno dei passaggi verso l’Altromondo. Al tempo stesso è passaggio e protegge il passaggio.


Il drago come guardiano della soglia


Un guardiano della soglia è il Drago, sfidarlo e superare la barriera che egli pone ha valore di rito di iniziazione. Il drago e il serpente, nell’antichità, avevano valore uguale, erano lo stesso simbolo animale. Il drago (o il serpente) unisce al proprio interno tutti gli elementi: l’aria, nella quale vola, la terra, nella quale si rifugia, l’acqua dalla quale proviene ed il fuoco che lo protegge. Egi rappresenta quindi la conoscenza massima su tutto il creato.

In tutte le popolazioni antiche, ognuno doveva sconfiggere il drago, mai ucciderlo ma domarlo, domare se stessi per raggiungere la conoscenza e questa era una soglia della vita.

Il drago, infatti, è spesso raffigurato come il guardiano sotterraneo dei tesori e non a caso. Lui è il guardiano dei tesori che abbiamo dentro e per portarli fuori dobbiamo superare noi stessi, domare il drago.





Ogni due mercoledì con il druido, Andrea Cogerino, creiamo serate di meditazioni simboliche dove approfondiamo un simbolo del mondo celtoligure.

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AUTRICE: Federica Cosentino


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